Il latino a scuola ha ancora senso?

Gli zelatori del latino a scuola si adagiano troppo spesso su frusti luoghi comuni (parlo degli zelatori ingenui, tra cui purtroppo non mancano insegnanti di scuola secondaria; non degli studiosi di didattica del latino, a cui si devono contributi di prim’ordine).

Nel 2008 un fortunato pamphlet (link) promosso dall’Associazione TreeLLLe, dal quale ho già avuto occasione di attingere senza esplicitare la fonte, pone in modo efficacemente drastico la questione dello studio del latino a scuola. Alle pp. 44-45 il dibattito viene condensato, con piglio giornalistico, in una tavola di Giudizi e pregiudizi in pillole: pro e contro.

I “pro” sono i seguenti (di seguito pongo le mie repliche o controdeduzioni):

1. Il latino serve a imparare l’italiano

Non necessariamente, e comunque non può esser questo il fondamento del suo studio a scuola.

2. Il latino serve a imparare le lingue straniere

Idem.

3. Il latino aiuta a capire le parole tecniche

È vero, semmai, per il greco; in ogni caso sarebbe sproporzionato lo studio di una lingua a beneficio dell’acquisizione di poche unità lessicali, che possono essere apprese uti singulae.

4. Il latino serve a educare la mente (a ragionare)

Vale per qualsiasi materia studiata a fondo; semmai, funzionerebbero meglio allo scopo la matematica e la filosofia.

5. Il latino serve a formare il carattere

Retorica pura: magari fosse vero!

6. Il latino serve a formare l’uomo

Idem.

7. Il latino rappresenta i valori fondamentali dell’umanità

Idem!

8. Il latino è parte insostituibile dell’identità italiana ed europea

Questa mi sembra l’unica affermazione che abbia qualche fondamento.

***

I “contro” sono invece i seguenti:

1. Le giustificazioni a favore del latino sono prive di evidenza empirica

Ma la materia del contendere non si presta a verifiche empiriche.

2. L’apprendimento del latino aveva un senso quando serviva all’esercizio di alcune professioni, compresa quella del sacerdote

L’utilità formativa di una materia non si misura necessariamente sul metro delle ricadute utilitaristiche; anche gran parte della matematica superiore non ha immediata applicazione professionale.

3. Il latino è uno strumento con cui i ceti dominanti si sono distinti da quelli inferiori

L’asserzione è obsoleta; a segnare le differenze, semmai, sono oggi altri requisiti: la padronanza di lingue moderne, la capacità di dominare gli strumenti telematici, ecc.

4. Il primato del latino non si concilia con una società globalizzata e multiculturale; in una società evoluta nessuna disciplina può pretendere il primato nella formazione dell’uomo

Non è in gioco il primato del latino, ma la sua attualità, evidentemente accanto ad altri stimoli, nell’orizzonte culturale dell’uomo di oggi.

5. L’apprendimento delle lingue moderne è più utile e altrettanto formativo

L’una cosa non esclude l’altra.

6. Il latino è una disciplina specialistica e come tale va insegnata soprattutto all’università

Tutte le discipline ammettono vari tagli di trattazione, dall’introduzione elementare allo specialismo; si discute per l’appunto se lo statuto del latino sia lo stesso di materia che, nella nostra società, possono essere svolte solo a livello specialistico, come l’assirologia e il diritto della navigazione, oppure no.

7. La continuità tra il mondo classico e il mondo moderno è un mito privo di fondamento

L’unico “contro” che a mio avviso pone un problema reale.

In realtà, mettendo da parte formulazioni assiomatiche, è vero che il nostro rapporto con il mondo classico è duplice: siamo simili e diversi, e sarebbe arbitrario, e didatticamente sbagliato, puntare soltanto su una faccia della medaglia, dando luogo a «due derive che, seguite in modo indipendente e indicate come alternative l’una all’altra, risultano pericolose»«si deve insegnare che siamo figli dell’antico, con un processo sostanzialmente unitario», oppure «si deve puntare soprattutto su quanto ci separa, per radicali cambiamenti storici, dall’antichità»? (Leopoldo Gamberale).

Se le ragioni del latino si fondano sul suo significato storico, allora è giusto considerarlo una componente importante del cittadino europeo occidentale che si voglia considerare cólto; rivendicare il fatto che in Italia, più che altrove, il latino ha agito in modo culturalmente pervasivo nel mondo laico e soprattutto in quello religioso;  garantirne una presenza, graduata e differenziata, in vari ordini di scuole: se in un liceo di scienze sociali non si potrà andare oltre la lettura in traduzione di qualche brano dell’Eneide, lumeggiandone il significato nella storia anche medievale e moderna, in un liceo classico diventerà centrale il contatto diretto con i testi originali.


[F.O. – adattato da Luca SerianniL’ora d’italiano (2010)]
Featured image: Lionello SpadaEnea e Anchise (1615)

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