Un post populista (con inserti in romanaccio)

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Facciamo un po’ d’ordine. Tanto l’ordine, soprattutto oggi, piace a tutti. Ordine e disciplina, olè.

Chiariamo innanzitutto che crediamo nella libertà delle persone di muoversi. Tutte, sempre.

Andare in vacanza in un altro Paese? Voglio essere libero di farlo.
Andare a studiare in un altro Paese? Voglio essere libero di farlo.
Andare a lavorare, a farmi una famiglia in un altro Paese? Voglio essere libero di farlo.

Perché? Perché voglio essere libero di fare quello che mi fa felice, ché senza felicità la vita perde colore.

Però.

Però chiariamo anche che crediamo nella possibilità (nel diritto?) per le persone di trovare un lavoro, di mantenere il proprio lavoro, di iniziare una vita, una famiglia. Nel diritto di non vedersela sconvolgere, la vita.

Libertà di muoversi *e* lavoro, punto. Partiamo da qui.

E allora, nei casi in cui la libertà tua di muoverti mette a rischio la possibilità mia (il diritto mio?) di realizzarmi – casi che sono molti meno di quanto sembri –, dobbiamo trovare una soluzione per non farci del male, per stare bene tutti.

Come possiamo fare?

Idea numero 1: Mi metto alla frontiera e chiedo.

Perché ti vuoi muovere? Ah, nel tuo Paese c’è la guerra/la persecuzione/la fame, puoi passare.

E tu perché? Vacanza. Passa.

Tu? Vuoi studiare? C’hai il visto? Passa.

Voi? Ricongiungimento? Mortacci vostri, che culo. Passate.

Tu, invece? Ah, vuoi semplicemente muoverti, andare di là. Non si può. Cioè, si può se c’hai il visto, ma ne diamo talmente pochi che sicuramente non ce l’hai. E infatti non ce l’hai. Mi dispiace, devi tornare indietro.

Come? Non vuoi tornare indietro? E che fai? Passi? Ma dove passi? Oh, questo vuole passare davvero.

Guarda che se vuoi passare comunque io ti sparo! Ti sparo eh! Oh, passa uguale.

E allora niente, gli devo sparare. Gli devo sparare. Gli sparo.

Ecco, ti ho sparato.

Non va bene.

Idea numero 2: Ti aiuto io, senza che ti muovi. Se c’hai tutto, che ti muovi a fare?

Ma tu che ne sai che mi serve a me?

Eh, boh, immagino. Mando soldi, poi vedi tu.

E se mi voglio muovere lo stesso? E poi: “tu” chi? Mica arrivano a me i soldi. I soldi se li intasca il governo. Se non se li intasca chissà come li usa.

Come “chissà come li usa”?

Eh, pure il governo che ne sa che mi serve a me. Fa quello che può – se è in buona fede, e non succede spesso – ma mica va tutto liscio. E poi i soldi che mandi di sicuro sono pochi.

Come pochi? Pochi?! Ma io lavoro sa’! L’altro giorno quella ragazza, quella là, quella carina, è venuta da me e m’ha detto che bastano i soldi di un caffè – e io: un caffè al giorno? Ma a me mi fa schifo il caffè! – per cambiarti la vita. Era ‘na cazzata?

Sì, era ‘na cazzata.
Pensa, sai quale sarebbe il modo più sicuro? Che vengo io a casa tua, guadagno i miei soldi e poi li mando a casa mia, con un click. Liscio come l’olio, eh?
E ti svelo un segreto: i tubi da casa mia a casa tua non li hanno ancora fatti. Per dare i soldi a me, davvero a me, dovresti infilarli in un tubo che va da casa tua a casa mia, da salotto a salotto (brandina, nel mio caso). E invece no, non li hanno fatti ancora. Tu pensavi che ci fossero, e invece non ci stanno. O se ci stanno sono pieni di buchi, fanno giri strani. Perché i soldi passano di mano, e alla fine – chissà com’è – io ne vedo sempre pochi. Allora? Che dici?

Eh, che dico. Che non va bene.

Idea numero 3: Ho trovato! Vengo a casa *tua* e chiedo!

A casa mia? Ma chi te ce vole!

Ma come oh! Te volevi veni’ a casa mia, e io non posso veni’ a casa tua?

No, non poi veni’.

E perché?

Perché tutte le volte che sei venuto a casa mia – perché te ce sei già venuto! – è andata a fini’ male.

Se vabbè! Ma mo’ è ‘n altra storia! Mo’ lo famo per il bene di tutti, sta’ tranquillo.

Se, tranquillo… Tranquillo ha fatto ‘na brutta fine. Che poi, che vorresti fa’ a casa mia? Chiede? Chiede che?

Te spiego: noi a casa nostra c’avemo un problema. In pratica, visto che tanti sanno che co’ le bone non li famo entra’, questi manco chiedono, vanno a da’ direttamente ‘n sacco de’ sordi ‘ai scafisti, se ‘mbarcano su’a prima zattera che capita e provano a entra’ uguale! Tanto dicono: e prima devono capi’ chi so’, poi me devono fa’ ‘r processo, dopo ‘r processo devono trova’ ‘r modo de rimannamme a casa… avoja a te! E intanto non sto qua, sto là. A casa loro – che vorrei diventasse casa mia.

Ammazza, greve.

Oh. E allora mo’ ‘o sai che famo? Venimo a casa vostra e ve chiedemo direttamente: quanti sete? ‘nd’annate? che fate? Tipo Verdone. Se potete passa’, passate – tanto lo sapemo che volete veni’ tutti da noi, guarda qua che schifo che c’avete –, se invece non potete passa’, ve risparmiate direttamente ‘r viaggio.

Ah ‘mbe, ce state a fa’ ‘n favore.

Eh, sì. Ma mica pe’ niente eh? Voi risparmiate ‘a fatica e ‘n po’ de sordi, noi se levamo da st’imbarazzo che poi quelli che nu’ jela fanno a passa’ tocca riccojeli dall’acqua, in Sicilia, morti annegati. Anzi, da due imbarazzi: perché quelli che jela fanno, invece, tocca trovaje un posto. Da noi manco tanto, ma se vojono anda’ in Germania…

Eh, se vojono anda’ in Germania?

So’ cazzi. Meno che in Francia eh, ma so’ comunque cazzi.

Capisco. Anzi no, c’è ‘na cosa che non capisco. Ma se poi tanto non me fai passa’, ma perché dovrei veni’ da te? Cioè, intendo: perché te dovrei risponde? Io vado da ‘n altra parte, e se vojo passa’ passo.

Ma che stai a di’! Mica se po’ fa’ così! È un sistema infallibbile!

Se se, dijelo a mi’ cugino. ‘O sai coi sistemi infallibbili lui che c’ha fatto? C’ha aperto un bar. ‘O sai dove? A Amburgo. Amburgo in Germania, mica Amburgo in Africa. Hai capito sì?

Ma che me stai a di’, ma llevate…

No no, me sa che te ‘n’hai capito: tii ricordi quelli de prima? quelli che tu mandavi i sordi e se l’intascavano loro?

‘Mbè?

Eh, loro sarebbero quelli der sistema infallibbile.

Ah sì?

Eh, sì.

Ah, allora boh, non lo so.

Che?

Non lo so…

Non lo sai che?

No, dico, me sa che non va bene…

Ah, ecco.

No, non va bene.

Idea numero…

No, ecco, famo che basta. Famo che famo i seri e la smettemo de tira’ fori le idee dar b– NO! – dar “cilindro”. E famo che riparliamo italiano.

Facciamo che aumentiamo i visti, che torniamo a regolamentare dei flussi realistici.

Facciamo che iniziamo a raccogliere dati, sul serio, in maniera sistematica, e ad usarli per governare il fenomeno. Un fenomeno che non si arresterà – e perché dovrebbe? – ma che va governato intelligentemente per il bene di tutti.

Facciamo che cominciamo a seminare per il lungo periodo: mettiamo in piedi una strategia per non intervenire più militarmente in Africa, per ricostruire la Libia, per disimpegnare l’Occidente. Una strategia per far crescere l’Africa senza più aiuti, lasciando all’Africa la libertà di decidere come crescere e supportandola nel percorso. Magari smettendo di depredarla di risorse fisiche e umane.
Facciamo che pensiamo al lavoro. Al lavoro per tutti, a una “casa” in cui ci sia posto per tutti. Pensiamo ad andare a prendere le risorse per la casa lì dove ci sono, e pensiamo a come crearne di nuove – anche grazie a chi viene da fuori.

Facciamo che manteniamo la memoria. Tutta eh! Non parlo solo della retorica (?) “memoria di tutte le vittime che poverelle hanno perso la vita”, no. Parlo della memoria necessaria per ricordare bene queste parole: non siamo gli ingenuotti che pensate – com’era Diretto’? “senza cervello”? A Diretto’, ma vedi d’annattene! –, non vogliamo semplicemente un mondo senza frontiere. O meglio, lo vogliamo ma sappiamo che questa astratta “volontà” va calata nella realtà. E allora vogliamo un mondo di regole umane, intelligenti, efficaci, che non siano un ostacolo ma un campo per le nostre libertà. Esiteranno sempre le migrazioni, esisteranno anche le frontiere e chi non potrà entrare, chi dovrà essere rimandato indietro. Ma sarà l’eccezione di un sistema aperto, non l’ordinarietà di un sistema chiuso.

Facciamo che ritorniamo alla riga 2: alla libertà delle persone di muoversi. Non perché sia assoluta, sia chiaro, ma perché ce la dimentichiamo sempre. E allora invece partiamo da quella. Certo, la temperiamo, la caliamo nella realtà, ma la rispettiamo, la manteniamo nel nostro orizzonte.

Facciamo che aggiungiamo un’altra riga: che noi, a casa nostra, a casa vostra, in Italia, in Europa, nel Mediterraneo, ovunque, i morti non li vogliamo. Nessuno deve morire. Salviamo tutti, e accogliamo tutti quelli che possiamo. Garantendo tutti i diritti, a partire da quello di non essere detenuti senza motivo e senza termine.

Infine, facciamo che il “buonsenso” lo buttiamo a mare, in mezzo ai troppi cadaveri che abbiamo sulla coscienza. Sta meglio là, qua non serve. Sta meglio in mezzo a tutti quelli che, “da papà” e da mamme, avevano deciso di provarci.

Facciamo.

Come? Così:

Idea numero 1:

[TO BE CONTINUED]


[F.O.]
Featured image: Banksy,
Mural at Clacton on Sea, UK

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