Il discorso di San Ferdinando

Noi vogliamo dedicare a Soumaila Sacko questa giornata, che per noi è di sciopero.

Stamattina i lavoratori delle campagne del foggiano non hanno lavorato. Oltre 2000 persone, nessuno è uscito stamattina a lavorare. Questo è il messaggio che noi vogliamo intanto lanciare.

Soumaila era un cittadino, un bracciante, un lavoratore. Aveva una figlia di 5 anni, e ha una compagna in Mali. Soumaila è da ormai due anni che era impegnato nella lotta. Ma era una lotta rispetto a una condizione di lavoro di assoluta schiavitù, di sfruttamento, di ghettizzazione abitativa. Soumaila insieme a tanti altri lavoravano con meno di 3 euro al giorno.

Questo è Soumaila. Non è l’extracomunitario, non è il migrante. È la persona, l’uomo, il lavoratore, il bracciante, il sindacalista USB. Soumaila è stato assassinato, e noi chiediamo verità, giustizia, e rimandiamo al mittente chi ha fatto uscire in queste ore sintesi, conclusioni affrettate e infami. Soumaila non era un ladro, Soumaila viveva in quella gabbia, e andava a cercare le lamiere, perché si lavora e non si ha un tetto dove dormire (vedi qui). Ma è normale che Soumaila insieme agli altri braccianti siano in questa condizione? No. E lo vogliamo dire: Soumaila è stato assassinato in un contesto politico.

Noi viviamo in questo clima. Un Ministro della Repubblica Italiana ha dichiarato in questi giorni che “è finita la pacchia”. Non siamo mai stati in quella condizione di parassita, come lo è stato il suo partito politico, perché per anni prendeva i contributi e li mandava – guarda caso –  in Africa. Allora vogliamo dire al Ministro dell’Interno che la pacchia è finita per lui. Non è finita per noi.

Risponderemo: la pacchia per noi non esiste. La legge Bossi-Fini, la legge schiavista che crea illegalità, la legge ingiusta, la legge infame, la legge di deriva apartheid e razzista non l’abbiamo portata noi dall’Africa, l’hanno approvata loro nel Parlamento.

Noi non siamo stupidi, e non ci faremo intimidire. Sappiamo che in Calabria c’è anche una società che si ricorda del suo passato. Perché questa terra è stata saccheggiata non dai migranti, è stata saccheggiata da politiche che hanno rubato le risorse di questo Paese. Noi siamo con le famiglie italiane, che ritengono che non c’è differenza tra neri, bianchi e gialli. Siamo con i lavoratori italiani che ritengono che il salario dev’essere uguale per tutti. Siamo con gli studenti, i disoccupati che chiedono un lavoro, non perché si è bianchi, non perché si è gialli o rossi, ma perché siamo degli esseri umani, abbiamo il sangue rosso nelle vene. Siamo sulla stessa barca. Loro vogliono una guerra tra di noi, migranti contro italiani.

Qualcuno dirà: “ma questo Governo si è insediato appena tre giorni fa”. No. Hanno fatto una campagna elettorale che dura ormai da anni. E questa politica noi la sconfiggeremo, non in quanto migranti, ma in quanto lavoratori, braccianti, disoccupati, studenti, italiani, poco importa, perché siamo le persone che subiscono le loro ingiustizie. E il problema non sono i migranti, i migranti sono la soluzione. Perché ritengono che non bisogna mai chinare la testa di fronte a un padrone che ci schiavizza, e dobbiamo lottare insieme.

Questo il messaggio per fare piena luce sulla questione di Soumaila.


[Aboubakar Soumahoro, 4 giugno 2018]
Featured image:  Armando Pizzinato,
Bracciante ucciso (1949)

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