Dieci modi di sognare il Medioevo

Pare, e mi pare, che la moda medievale, e il sogno del Medioevo, attraversi tutta la cultura italiana, ed europea (vedi anche qui, qui, e soprattutto qui). Non si sogna il Medioevo perché sia il passato, perché di passati la cultura occidentale ne ha millanta. Ma il Medioevo rappresenta il crogiolo dell’Europa e della civiltà moderna. Il Medioevo inventa tutte le cose con cui ancora stiamo facendo i conti. Anche il concetto dell’amore.

Come si distingue la nostra libera propensione verso l’eredità classica dalla nostra necessaria attenzione all’eredità medievale? Credo che possiamo opporre il modello della «ricostruzione filologica» al modello del «rabberciamento utilitaristico». L’antichità classica la si ricostruisce, ma non la si riempie di nuovo, una volta discoperta la si contempla. Invece quanto rimane del Medioevo lo si rabbercia e si continua a riutilizzarlo come contenitore, per porvi qualcosa che non potrà mai essere radicalmente diverso di quel che già vi si stava. Si rabbercia la banca, si rabbercia il Comune, si rabberciano Chartres e San Gimignano, ma non per venerarli e contemplarli, bensì per continuare ad abitarli. Il sogno del Medioevo si esercita sempre su ciò che può e deve essere rabberciato, mai su ciò che si può museificare. E se pure qualcuno può obiettare che noi viviamo ancora di Aristotele, di Platone e di Plotino, attenti allo sbaglio di prospettiva. Quando li si usa come se fossero dei contemporanei, li si usa e rabbercia come eredità medievale, che tale è l’Aristotele dei neoscolastici.

Ma se si torna al Medioevo solo rabberciando, mai ricostruendolo nella sua interezza e autenticità (quale?), allora forse ogni sogno del Medioevo (dal 1492 ad oggi) non rappresenta il sogno del Medioevo ma il sogno di “un” medioevo. Se ogni sogno del Medioevo è il sogno di un medioevo, di quale sogno e di quale medioevo parliamo? Lasciatemi tentare una tipologia dei molti medi evi che abbiamo conosciuto, rozza e generica come tutte le tipologie:

1. Il medioevo come maniera e pretesto. Quello di Tasso, per intenderci, quello del melodramma. Non c’è reale interesse per un’epoca, l’epoca viene vissuta come luogo mitologico in cui far rivivere personaggi contemporanei.

2. Il medioevo della rivisitazione ironica. Quello dell’Ariosto, forse anche quello di Cervantes. Si torna all’immaginario di un’epoca passata, vista appunto come passata e irriproducibile, per ironizzare sui nostri sogni e su quello che non siamo più («o gran bontà dei cavalieri antiqui…»). Ariosto rivisita il Medioevo come Leone rivisita il West. È il medioevo della nostalgia, ma si tratta di una nostalgia atea.

3. Il medioevo come luogo barbarico. Terra vergine di sentimenti elementari, epoca e paesaggio al di fuori di ogni legge. È il medioevo della Heroic Fantasy contemporanea, ma è anche il medioevo del Settimo sigillo e della Fontana della vergine di Ingmar Bergman. Il Medioevo viene scelto in quanto spazio buio, dark age per eccellenza. Ma in quel buio si desidera vedere una luce altra. In tal senso, dovunque e in qualsiasi tempo si svolga, la Tetralogia wagneriana appartiene a questo medioevo. Esso è per vocazione a disposizione di ogni sogno di barbarie e forza bruta trionfante, ed ecco perché viene sempre sospettato di nazismo. È nazista ogni vagheggiamento di una forza, eminentemente virile, che non sappia né leggere né scrivere: il Medioevo si presta mirabilmente a questi sogni di un ritorno alla villosità incontaminata. Quanto più peloso il modello, tanto maggiore il vagheggiamento: l’Hobbit sia modello umano per i nuovi aspiranti a nuove e lunghe notti dei lunghi coltelli.

4. Il medioevo romantico. Che predilige la cupezza del castello diroccato sullo sfondo del fortunale irto di lampi, abitato da fantasmi di spose violate e assassinate la notte stessa delle nozze. Medioevo ossianico e neogotico. Medioevo ottocentesco, ma ancora il medioevo di certa space opera in cui l’astronave si sostituisce al torrione.

5. Il medioevo della philosophia perennis. Che presenta aspetti di finezza filologica e altri di dogmatismo antistorico. È infinitamente preferibile, nell’universo cattolico, al falso modernismo dei baroni spiritualisti, che rileggono Gentile attraverso Rosmini.

6. Il medioevo delle identità nazionali. Quale fu quello di Scott e di tutti i risorgimentali, che vedevano negli evi fulgidi della riscossa comunale un modello vincente di lotta contro il dominio straniero.

7. Un medioevo carducciano. Tutto restauro, a celebrazione della Terza Italia, un po’ falso e un po’ filologico, tutto sommato bonaccione e ipocrita, funzionale alla rinascita e allo stabilizzarsi di una Nazione in cerca di identità. Parente del medioevo decadente. E se pongo insieme Carducci e Dante Gabriele Rossetti è perché, repubblicano l’uno e aristocratico l’altro, entrambi si iscrivono in fondo in un disegno di restaurazione, dove il Medioevo è visto come antidoto alla modernità.

8. Il medioevo di Muratori e dei Rerum Italicarum Scriptores. Un medioevo non diverso da quello di «Annales», salvo che il primo ricostruiva filologicamente un’epoca sulle grandi croniche e historie e il secondo sui registri parrocchiali, sui regesti dell’Inquisizione, sugli atti notarili. Il primo per ritrovare gli avvenimenti; il secondo per ritrovare i comportamenti quotidiani delle folle senza storia e le strutture della vita materiale, ma entrambi intesi a comprendere, alla luce dei nostri problemi e delle nostre curiosità, cosa sia stata un’epoca che non si può ridurre a un cliché e va riscoperta nella sua pluralità, nel suo pluralismo e nelle sue contraddizioni. Ma guarda caso, in tutti questi anni a nessuno viene in mente di parlare di moda. Si tratta infatti solamente di buon lavoro. O forse sarà perché chi parla di mode, di solito questo lavoro non lo conosce.

9. Il medioevo della Tradizione. Luogo in cui ha preso forma (vorrei dire: in modo iconograficamente stabile) il culto di un sapere ben più antico, quello del misticismo ebraico e arabo, e della gnosi. È il medioevo sincretistico che vede nella leggenda del Graal, nella vicenda storica dei Cavalieri del Tempio, e da questi attraverso la affabulazione alchemica, gli Illuminati di Baviera, sino all’attuale massoneria di tipo scozzese, il dipanarsi di una sola e continua storia iniziatica. Acritico e antifilologico, questo medioevo vive di allusioni e di illusioni, esso riesce sempre e mirabilmente a decifrare, ovunque e con qualsiasi pretesto, lo stesso messaggio. Fortunatamente, per noi e per gli adepti, il messaggio è andato perduto, ciò che rende l’iniziazione un processo senza fine, rosacroce e delizia per i privilegiati che resistono, impermeabili all’abito popperiano della falsificazione, devoti ai paralogismi della simpatia universale. Mistico e sincretistico, esso voracemente ascrive alla propria storia intemporale tutto ciò che non può essere né provato né falsificato.

10. Il medioevo dell’attesa del Millennio (vedi qui). Attesa che ha ossessionato in modi diversi ogni secolo, dai circoncellioni ai terroristi, dai fraticelli agli ecologisti. Fornite di molte insanie, quando è stato vissuto con nervi deboli e mente allucinata, nemmeno chi riflette con mente pura e nervi saldi potrà completamente dimenticarlo. Esso ci accompagna, monito e minaccia, permanente richiamo alla possibilità di un Olocausto, e ci dice di fare attenzione, per saper identificare l’Anticristo quando batta alla porta, sia pure in abiti borghesi, o in divisa militare.

A questo punto ci si può legittimamente chiedere a quale medioevo si pensa quando si parla di neomedioevo, di ritorno al Medioevo e di moda medievale. Perché è chiaro che ogni volta si tratta e si tratterà di qualche cosa di diverso, talora auspicabile, talora innocuo, come è innocua la letteratura, purché fatta dai minori, talora insidioso e pericoloso. E occorrerà essere molto chiari nel dire a chiare lettere a cosa si allude quando si celebra un ritorno al Medioevo. Perché il Medioevo o è un’epoca storica che finisce nel 1492, o è la storia del rabberciamento continuo che la nostra civiltà sta facendo di quel che accadde tra la caduta dell’impero romano e la scoperta dell’America. Dire a quale dei dieci tipi di medioevo si stia ritornando, significa dire chi siamo e cosa vogliamo, se ci stiamo semplicemente divertendo, se vogliamo capire, o se ci prestiamo senza comprendere al gioco di qualche restaurazione.

Sognate il Medioevo, ma chiedetevi sempre quale. E perché. Quanto la nostra epoca ha forse veramente in comune col Medioevo è al postutto il vorace pluralismo enciclopedico. Va bene, e probabilmente ormai tutti preferiamo la cattedrale di Strasburgo, vagheggiata da Goethe, al tempio malatestiano, se proprio si deve parlare fuori dai denti. Ma Galileo aveva ragione (almeno, Popper ci insegna, sino a che non avrà di nuovo torto) e nessun sogno potrà mai farcelo dimenticare. Quindi, lunga vita al Medioevo e al suo sogno, purché non sia un sonno della ragione. Di mostri ne abbiamo generati abbastanza.


[Adapted from: Umberto Eco,
Sugli specchi e altri saggi (1985)]
Featured image: Edward Knippers,
The Dreams of Men (2011)

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